Piatti sullo sfondo

Sullo sfondo dell’immagine, i piatti in terracotta realizzati negli anni Duemila. Esposti nella casa museo di Elio Cerbella, visitabile su appuntamento.

Una stazione della Via Crucis

Negli anni 90 realizza una Via Crucis, con 14 stazioni, per la chiesa di Fossato di Vico (Perugia) in ceramica. I corpi, realizzati con un tratto netto, sembrano in movimento e trasmettono la passione.

Testa di cavallo

Testa di cavallo, piatto in ceramica ingobbiata, diametro 38,5 (1990)

In Cerbella stupisce l’attrazione fatale per l’argilla, cui non può sfuggire. Una calamita che lo riporta, appena può, davanti al panetto. Lo animano la creatività, l’istinto e una conoscenza, quasi intima, della materia e delle sue potenzialità espressive.
Insegna per 37 anni, ma non smette mai di misurarsi con le sue pulsioni d’artista, con grande energia e un rapporto fisico molto intenso con la materia: la comprime, la colpisce con oggetti di metallo, la fa ribollire come lava, la fa “fibrillare”, la sfida per dominarla. E’ un continuo gioco forza, nonostante Cerbella, a scuola e nella vita, si contraddistingua sempre per modi garbati, una struttura fisica gracile e una gentilezza innata.

Elio Cerbella con i moduli

I MODULI, ogni modulo h cm 20, lungh. Cm 29, largh. cm 29. Scultura modulare in ceramica (1968)

Saranno i Moduli, elementi non più statici come le “ruote” del 1966, ma dinamici e liberi, a vincere il primo premio della manifestazione eugubina nel 1968, sezione della ceramica come pura espressione d’arte. Moduli in ceramica cubici, bianchi, senza struttura portante, che potevano essere combinati tra loro in forme differenti. Il critico Giulio Carlo Argan, presente in Biennale, apprezza l’opera e la definisce “arte libera”.
Nello stesso anno i Moduli vincono il Premio Cervia Internazionale della Ceramica e il Premio Piccola Europa di Sassoferrato (li espone nella versione bianca e verde scuro, unico esemplare), e sono esposti a Gualdo Tadino, in Umbria, e alla XIV Triennale di Milano.

 

I Moduli bianchi – elemento

I MODULI, ogni modulo h cm 20, lungh. Cm 29, largh. cm 29. Scultura modulare in ceramica (1968)

Saranno i Moduli, elementi non più statici come le “ruote” del 1966, ma dinamici e liberi, a vincere il primo premio della manifestazione eugubina nel 1968, sezione della ceramica come pura espressione d’arte. Moduli in ceramica cubici, bianchi, senza struttura portante, che potevano essere combinati tra loro in forme differenti. Il critico Giulio Carlo Argan, presente in Biennale, apprezza l’opera e la definisce “arte libera”.
Nello stesso anno i Moduli vincono il Premio Cervia Internazionale della Ceramica e il Premio Piccola Europa di Sassoferrato (li espone nella versione bianca e verde scuro, unico esemplare), e sono esposti a Gualdo Tadino e alla XIV Triennale di Milano.

 

I Moduli bianchi – particolare

SCULTURA CERAMICA

I MODULI, ogni modulo h cm 20, lungh. Cm 29, largh. cm 29. Scultura modulare in ceramica (1968)

Saranno i Moduli, elementi non più statici come le “ruote” del 1966, ma dinamici e liberi, a vincere il primo premio della manifestazione eugubina nel 1968, sezione della ceramica come pura espressione d’arte. Moduli in ceramica cubici, bianchi, senza struttura portante, che potevano essere combinati tra loro in forme differenti. Il critico Giulio Carlo Argan, presente in Biennale, apprezza l’opera e la definisce “arte libera”.
Nello stesso anno i Moduli vincono il Premio Cervia Internazionale della Ceramica e il Premio Piccola Europa di Sassoferrato (li espone nella versione bianca e verde scuro, unico esemplare), e sono esposti a Gualdo Tadino e alla XIV Triennale di Milano.

 

I Moduli bianchi

moduli scultura ceramica

I MODULI, ogni modulo h cm 20, lungh. Cm 29, largh. cm 29. Scultura modulare in ceramica (1968)

Saranno i Moduli, elementi non più statici come le “ruote” del 1966, ma dinamici e liberi, a vincere il primo premio della manifestazione eugubina nel 1968, sezione della ceramica come pura espressione d’arte. Moduli in ceramica cubici, bianchi, senza struttura portante, che potevano essere combinati tra loro in forme differenti. Il critico Giulio Carlo Argan, presente in Biennale, apprezza l’opera e la definisce “arte libera”.
Nello stesso anno i Moduli vincono il Premio Cervia Internazionale della Ceramica e il Premio Piccola Europa di Sassoferrato (li espone nella versione bianca e verde scuro, unico esemplare), e sono esposti a Gualdo Tadino e alla XIV Triennale di Milano.